Siamo la generazione che si troverà ad affrontare gli aspetti più devastanti dei cambiamenti climatici e che ha più coscienza della crisi ambientale in atto, sentendo la necessità di prendere parola e mobilitarsi.

Il riscaldamento globale e la degradazione ambientale sono conseguenze di un modello economico fondato sulla logica della crescita illimitata e del profitto, su un intensivo sfruttamento di risorse e un consumo sfrenato. E’ necessario un ribaltamento dell’attuale sistema produttivo, una transizione che che tenga conto dei limiti fisici del Sistema Terra verso un modello di giustizia ambientale e sociale.

L’ultimo report dell’IPCC individua la soglia di circa 12 anni come tempo utile per una drastica riduzione del consumo di combustibili fossili per limitare l’aumento della temperatura media globale intorno agli 1.5°C. Le misure prese sia al livello nazionale che internazionale ad oggi sono ancora estremamente insufficienti e gli Accordi di Parigi non hanno ancora trovato un vero e proprio regolamento di attuazione. Anche l’attuale governo, in linea con quelli precedenti, si prefigge obiettivi estremamente blandi di riduzione delle emissioni e di cura dei territori, di fatto scaricando sulla nostra e sulle prossime generazioni le conseguenze di una politica irresponsabile.

In questo contesto la devastazione ambientale, la malagestione dei territori e l’inazione pubblica insistono tanto sulla natura quanto sullo spazio urbano. Vivere in una metropoli come Roma vuol dire vivere in un ambiente malsano ed inquinato. Dove la gestione dei rifiuti e la mobilità sono inefficienti ed inquinanti, prede di dinamiche di corruzione e speculazione, dove il verde pubblico viene svenduto per lasciare spazio a cemento ed ipermercati.
A farne maggiormente le spese in termini di qualità della vita, di accesso ai servizi e di salute, sono sempre le fasce più fragili della popolazione, in particolare chi vive nelle periferie.

Allo stesso modo questo sistema non risparmia i nostri luoghi del sapere, sempre più impoveriti e svuotati della loro funzione sociale e di trasmissione delle conoscenze. Criteri di produttività e di profitto vengono anteposti al bene comune e alla tutela dell’ambiente. Questo approccio porta inevitabilmente a un’incapacità da parte del sistema universitario e scolastico nel dare risposte concrete al cambiamento climatico.

Oggi l’umanità è posta davanti ad una scelta che determinerà il suo avvenire. Può fare una scelta responsabile e costruire un’alternativa ecologica a livello internazionale. Oppure rincorrere un modello produttivo energivoro, senza tenere conto delle le conseguenze ambientali e sociali, sulla salute come sui territori.
Noi vogliamo decidere sul nostro futuro e per questo non staremo a vedere.

È tempo di agire!

Partiranno due pedalate per il clima da Sapienza e Roma tre

Ci vediamo alle 10:00 alla Minerva della Sapienza!
Ci vediamo alle 10:00 a Roma Tre, facoltà di lettere!